Damien Hirst è il maggiore esponente dei Young British Artists, nato nel 1965 ed emerso sulla scena internazionale alla fine degli anni ’80 grazie al collezionista  Charles Saatchi.

Hirst produce simulacri confezionati della provocazione artistica, teche che esibiscono cadaveri di animali sezionati. Tigri, pecore, mucche, squali vengono imbalsamati dall’artista e immersi in formalteide cercando di creare immagini che squotono la coscienza dello spettatore.

Il messaggio di Hirst si esprime con la stessa immediatezza dei contenuti multimediali della contemporaneità: orrore, morte e crudeltà emergono senza accenno di abbellimenti estetici. L’idea – alquanto sbrigativa – che Hirst vuole condividere con il suo publico è quella della difficoltà dell’uomo di affrontare la morte, nonostante sia un aspetto naturale e imprescindibile della vita stessa.

Tra le opere più note c’è “For the love of god”: un teschio umano tempestato di circa 8 mila diamanti e valutato 18,8 milioni di dollari. Qui l’artista gioca non solo sul tema della vanitas contrapposta all’inevitabità della morte, ma anche sul concetto di valore monetario dell’opera contrapposto al valore materico dei diamanti.