Alfredo Jaar nase nel 1956 a Satiago del Cile, si forma in architettura e regia, per poi trasferirsi a New York negli anni ’80. Il suo lavoro è stato ampliamente esposto in tutto il mondo, con oltre 50 interventi pubblici.  Nelle sue opere utilizza linguaggi diversi come installazioni, opere ambientali e soprattutto video.

Alfredo Jaar esordisce come artista durante la dittatura militare di Pinochet, realizzando opere esplicitamente critiche al regime e partecipa nel 1986 alla Biennale di Venezia.

Nelle sue opere combina le testimonianze delle più terribili realtà alle tecniche artistiche, reinventate con finalità critiche.

Tra le opere più note dell’artista c’è “Introduction to a Distant  World” del 1985, in cui sono riprese le scene drammatiche dei minatori schiavizzati della miniera d’oro di Serra Pelanda in Brasile, alternate a immagini delle quotazioni dell’oro delle maggiori borse internazionali .

L’artista cileno si interroga sulle possibili reazioni tra arte e consenso socio-politico, affrontando temi legati a situazioni di emergenza umanitaria, di oppressione politica, di emarginazione sociale e di violazione dei diritti umani e civili. Si concentra in particolare su situazioni che la nostra coscienza tende a rimuovere e sulla retorica attravrso la quale i media manipolano e trasmettono le informazioni. Crede in una correlazione tra estetica e etica e nell’importanza di un ruolo socialmente attivo della cultura, contro le ingiustizie politiche e sociali.