Nato a Krefeld nel 1921, Joseph Beuys rappresenta una delle personalità più significative nel panorama della performance europea. Partecipa ai primi eventi di Fluxus, entrando in contatto con artisti come George Maciunas e Charlotte Moorman. Muore a Düsseldorf nel 1986.

Entrato a far parte dell’aviazione tedesca durante il secondo conflitto mondiale, nel 1943 ha un incidente aereo e precipita in Crimea, dove viene accolto e curato da una tribù di tartari che gli curano le ferite con creme a base di grasso animale e antiche tecniche sciamaniche.

Su tale esperienza si fonda la poetica artistica di Beuys, per il quale l’uomo necessita di instaurare un legame spirituale con la natura con la quale, entrando in contatto, riceve energie positive; nonché la scelta dei materiali usati in molte delle sue opere, tra i quali appunto il grasso animale e soprattutto animali veri, vivi o morti. Nella sua ultima attività si dimostra particolarmente legato a questioni di ecologia ed eco sostenibilità.

L’esperienza fondamentale che ha portato Beuys negli anni ’60 ad un cambiamento radicale è stato il riconoscimento dello shock diffuso in Germania dopo la fine della seconda guerra mondiale. L’artista sviluppò un’estetica della memoria per elaborare il lutto delle vittime del nazismo, in opposizione all’astrattismo e internazionalismo a-politico degli avanguardisti tedeschi (motivo per cui non fu accolto nel movimento Fluxus).

La crisi della memoria in Germiania determita dalla rimozione del passato veniva affrontata da Beuys attraverso una rilettura simbolica e rituale del lutto nazionale.

Nell’opera “Dimostrazione Auschwitz” , realizzata tra il 1956 e il 1964, l’artista colloca in una teca di vetro diversi oggetti non collegati esplicitamente con Auschwitz. Tra questi ci sono blocchi di gesso, simboli cristiani, resti di un topo morto, oggetti fatti con la salsiccia fatta a fette: elementi tra il processuale e il rito sciamanico.

Nell’ installazione lo shock della guerra viene evocato attraverso la presenza di simboli di morte e ricorda l’impossibilità che una memoria così atroce trovi una rappresentazione adeguata.