Martha Rosler è un’artista nata nel 1943 a New York. Utilizza diversi media come la fotografia, la scultura, i video e le installazioni.

L’artista è particolarmente interssata alla televisione, che identifica con lo strumento per eccellenza per la propaganda di stereotipi del femminile e miti quotidiani.

Martha Rosler utilizza il collage per manipolare le immagini dei media che esprimono il mito americano di benessere e felicità, giustapponendole ad altre immagini crude che esibiscono la guerra, il sangue e donne ritratte come oggetti sessuali. Tra questi c’è “Beauty knows no pain or body beautiful” (1966-72) in cui l’artista manipola immagini prelevate da riviste popolari americane mettendo in evidenza la discriminazione sessuale della donna nella cultura moderna.

Tra i suoi lavori più noti c’è il video “Semiotic of the kitchen”, del 1975. Nell’opera si osserva l’artista seduta un tavolo mentre è intenta a spiegare l’utilizzo di diversi utensili allineati di fronte a lei. Ripercorrendo didatticamente il vocabolario degli oggetti da cucina, Martha simula il loro utilizzo in modo sempre più violento a mano a mano che prosegue la performace.

Quest’opera rappresenta un atto di ribellione nei confronti della visione comune della cucina come luogo caldo e accogliente destinato al lavoro della donna. Così, utilizzando un lessico e dei gesti colmi di rabbia e frustrazione, Rosler attacca i pregiudizi legati al mondo femminile.

L’opera “The Bowery in two inadequate descriptive systems ” (1974-1975) è considerata invece un lavoro fondamentale nella storia della fotografia concettuale e postmoderna. Si tratta di 45 stampe composte da testi e immagini che testimoniano il degrado sociale di Manhattan. In questo lavoro l’artista giustappone immagini di bottiglie di liquore vuote a segni linguistici (elenchi di sinonimi del termine “alcolismo”): fotografie e parole che rappresentano l’assenza come richiamo emotivo di una presenza inquetante.

 

La domanda quindi non è “è arte?”, ma “arte di chi?”.

La domanda non è “è arte”, ma “arte per chi?”.

La domanda è “che cosa è arte?”.