Giuseppe Chiari

 Giuseppe Chiari, Poesia Visiva

Giuseppe Chiari (1926-2007) è stato un artista e musicista fiorentino e uno dei maggiori esponenti italiani del movimento internazionale Fluxus, caratterizzato da interventi multidisciplinari e performance artistiche dal carattere sperimentale e provocatorio. .

La sua attività musicale inizia a focalizzarsi già dalla fine degli anni ’40 su composizioni strutturate e analitiche che si basano su regole precise prescindendo completamente da ogni sorta di espressionismo. Il proseguimento di queste sperimentazioni, conducono l’artista a lavorare direttamente sulla scrittura musicale, manipolando gli spartiti e trasformandoli in composizioni artistiche visive.

Secondo l’artista, l’ arte, la musica e la parola sono strettamente collegate tra di loro e insieme sono in grado di realizzare un’esperienza percettiva libera e indeterminata, che secondo Giuseppe Chiari è il fine dell’arte stessa.

Nei lavori di Giuseppe Chiari, questi tre elementi si contaminano fra di loro, come nelle sperimentazioni di generazione di immagini autonome dalla musica, o nei suoi collages di strumenti musicali, che fondono il visuale al sonoro.

Negli anni ’60 l’artista aderì al Gruppo 70, avviando una serie di ricerche sull’impatto visuale del testo scritto, decontestualizzando le immagini dalle riviste e sovvertendone il significato attraverso la parola.

Queste pratiche verranno poi associate alla Poesia Visiva, una corrente che accostava al mondo della parola campi semantici diversi per realizzare un significato visivo invece che concettuale al segno grafico.

Nella performance Gesti sul piano del 1962, il suono del pianoforte è accostato a gesti, visti come parte integrante della composizione musicale. La musica diventa così un’opera d’arte multidisciplinare e in divenire, a cui il pubblico prende parte attiva grazie ad apposite istruzioni rilasciate dall’artista.

Tutte le opere sono opere (1972) è una di quelle opere composte dai cosiddetti statements (dichiarazioni), come anche l’opera Kunst Ist Einfach (1973), ovvero “l’arte è facile”.  Con questi lavori, Giuseppe Chiari vuole focalizzare l’attenzione degli spettatori sui paradossi creati dalle definizioni per riflettere sulle convenzioni legate al mondo dell’arte.

Tali concetti si ricollegano al principio dell’Indeterminazione della teoria quantistica, secondo il quale è impossibile determinare simultaneamente due variabili poiché la determinazione dell’una comporta l’indeterminazione dell’altra.

Tra le altre opere, si ricordano Intervento su spartito (1974) e Biro su pentagramma (1977), dove l’artista interviene visivamente su spartiti musicali già composti oppure su pentagrammi vuoti.