Il linguaggio

 

Le varie tematiche della parabola sono espresse attraverso due tipi di linguaggio: parole e immagini dal sapore surrealista.

Le storie sono molto brevi, a volte composte da una sola frase o dall’indicazione di un luogo. La scrittura è moto emotiva, quasi come se fossero le pagine di un diario. La sintassi è semplice, le frasi sono brevi e il linguaggio prosaico e famigliare, tanto che potrebbero sembrare dei racconti per bambini.

La scrittura qui utilizzata dalla Bourgois  per un estraneamento dalla realtà. Le parole non defiiscono una situazione reale, ma la trasfigurano, creando un’altra realtà che permette all’artista di cambiare il punto di vista.

Abbiamo di fronte storie chiare, la cui semplicità ci rende facilmente manifesto il contenuto e il messaggio che l’autrice vuole esporre. Non c’è bisogno di creare un’illogicità con le parole perché le parole di per sé, nella loro connessione, nei loro rapporti ci offrono già con la loro natura una diversa visione del reale. Abbiamo davanti un utilizzo del linguaggio che da una parte è perfettamente normalizzato e dall’altra è estremamente soggettivo e personale.

Le immagini  sono simboli personali che rinviano all’ alfabeto personale  dell’artista. Sono l’espressione della nostra intimità che non può essere resa esplicita se non attraverso una grammatica che traduca il nostro inconscio in quanto entità unica e irripetibile.

Nelle tavole di He disappeared into complete silence i disegni rappresentano paesaggi urbani fatti di grattacieli, edifici industriali, abitazioni pubbliche, torri con ascensori, sospesi in un ambiente completamente vuoto, la quale unica definizione è la linea che delimita il suolo d’appoggio.

Sembrerebbe la New York moderna in cui però le persone hanno assunto le sembianze della loro città, sono diventati strutture, macchinari, edifici e stanze. L’autrice utilizza come metafora umana questi edifici per sottolineare la solitudine degli individui e la loro impossibilità di comunicare. Sono infatti palazzi alti e inaccessibili, senza porte né finestre, le cui facciate sono date dall’intersezione di piani e linee verticali. Queste incisioni ricordano la figurazione della donna-casa e le sue prime sculture:  uomini e donne come abitazioni cieche e chiuse all’esterno, fino ad evolversi in entità aperte alla possibilità di relazione. Qui ogni edificio è un’ armatura, una fortezza impenetrabile, la quale fragilità è però evidente quando entriamo dentro queste strutture. All’interno troviamo figure che sembrano sciogliersi o ardere come fiamme (vediamo la Tavola 5 e la Tavola 9), cancellate da righe, sfuocate, indefinite nei contorni, fatto che le rende vibranti e vive rispetto alla freddezza degli edifici. Non a caso queste figure appaiono nelle storie che evocano l’amore della madre di Louise per il marito e il rapporto con i figli.  Probabilmente dal momento che i soggetti rappresentati in queste tavole si avvicinano troppo al reale, la Bourgois sente il bisogno di allonarli in qualche modo rendendoli ombre e fantasmi, deformati ed interiorizzati.

Ma in questi disegni cogliamo anche simboli che si trovano in tuta la sua produzione, come per esempio la scala, la sessualità e la ghigliottina. La sessualità viene espressa attraverso la raffigurazione dell’uomo e della donna nella Tavola 7 identificati con i loro apparati riproduttivi semplificati e resi sottoforma di macchina: la donna è una vagina dentro ad una recinzione e l’uomo ha un uncino a spirale appuntito al posto del pene. Nella Tavola 8 la sordità parziale dell’uomo è resa con una stanza chiusa avente una sola finestra aperta da un lato e da una serie di scale sospese in aria che portano al soffitto. Queste scale potrebbero ricordare le scale senza uscita delle opere successive che fanno riferimento ad una condizione di isolamento. Ogni scala è un pensiero senza uscita, una comunicazione fallita. Infine nella Tavola 5 la ghigliottina e l’amputazione di una parte del corpo si ritrovano in tutta l’opera della Bougois e rimandano al trauma adolescenziale della visione dei mutilati di guerra e al ricordo della sorella deformata dalla nascita.

Questi disegni sono disegni geometrici e la geometria è essenziale nelle rappresentazioni della Bourgois. Geometrizzare significa razionalizzare un determinato contenuto emotivo e una determinata esperienza. Con la geometria le emozioni diventano oggettive, se ne assume il controllo e possono finalmente essere comprese. Solamente attraverso la comprensione delle nostre paure possiamo liberarcene e riuscire a sopravvivere. Ma non parliamo della geometria euclidea. Non esiste una sola geometria ma tante geometrie, tante razionalità, tanti schemi che ci permettono di dare un ordine all’irrazionale, all’immotivato e alle emozioni. Ognuna di queste geometrie  permette di crearci un’illusione, una nuova visione del reale che non è mai assoluta ma sempre relativa e ci da l’impressione di avere tutto sotto controllo, di capire e di razionalizzare. L’apparente illogicità delle figure nasconde quindi una piu profonda chiarezza del contenuto se si padroneggiano i simboli geometrici che l’autrice utilizza per creare le proprie figure.  Vediamo infatti un utilizzo preponderante della linea nella creazione di forme ordinate che sottolineano la struttura funzionale degli edifici rappresentati. Linea e struttura per rappresentare individui razionali, consapevoli dei loro doveri, necessari, rinchiusi nella prigione dell’apparenza e del dovere. Ma nella Tavola numero 1 la torre ha un elemento in più rispetto agli altri edifici: un cerchio, che nella grammatica della Bourgois rappresenta l’unità, l’amore e la ricerca dell’altro come esplica la storia. Il lavoro dell’autrice è quindi mettere in dubbio la geometria, vista come autorità, riutilizzando gli elementi propri della disciplina per creare un proprio linguaggio che diverrà sempre più ampio ed articolato nel susseguirsi dei suoi studi.