Laurina Paperina

Laurina Paperina è una giovane artista italiana conosciuta al livello internazionale per le sue opere ironiche, dissacranti e per alcuni versi splatter.

Nata a Rovereto nel 1980, Laura Scottini in arte Laurina Paperina ha studiato presso l’Istituto d’Arte di Rovereto e all’Accademia di Belle Arti di Verona. Attualmente opera a Rovereto dove si trova il suo studio d’arte, il rinomato “Studio Zio Pork” e collabora come disegnatrice con magazine e riviste nazionale e internazionali.

Laurina Paperina fin da subito si guadagna un posto di spicco nel panorama dell’arte contemporanea, conquistando il terreno con un’impronta “palmata” decisamente personale, colorata e riconoscibile al primo colpo d’occhio.

Oltre ad esibire in Italia dove pullula ovunque la sua arte, l’artista espone internazionalmente approdando con le sue opere in paesi come l’America la Francia, la Germania, l’Inghilterra, la Cina, il Belgio, il Sud Africa e ancora Austria, Svizzera, Svezia, Spagna, Israele, Irlanda e Messico.

I suoi lavori sono stati esposti in collettive e personali internazionali all’interno di gallerie, fondazioni d’arte, musei e spazi pubblici. Le sue esposizioni artistiche si avvalgono di nomi come, per citarne solo alcuni: “The Elisabeth Foundation for the Arts” a New York, la “Stadtgalerie” a Kiel in Germania, La “Triennale di Milano”, la “Fondazione Bevilacqua La Masa” a Venezia, la “Galleria Civica di Arte Contemporanea” di Trento, il “MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea” a Rovereto, e ancora l’École supérieure des Beaux-Arts di Nimes, in Francia e The Pacific Design Center di Los Angeles, USA.

Pubblicata incessantemente su diverse riviste (tra cui “Art in America”, “New Times Miami”, “San Francisco Chronicles”, “Global Times”, “XL Repubblica”, “Le Figaro”, “Arte Mondadori”), Paperina ha partecipato inoltre a molti premi artistici e contest creativi, tra gli ultimi la sesta edizione del Premio Artistico Fondazione VAF sulle “Posizioni attuali dell’arte italiana (Mostra presentata al Palazzo della Penna di Perugia, 29 novembre 2014-25 gennaio 2015), dove l’artista ha presentato una delle sue migliori installazioni.

Tra gli ultimi appuntamenti artistici che hanno visto Paperina esporre le sue opere ci sono: Arte Fiera a Bologna (23-26 gennaio 2015) nel padiglione dello Studio d’Arte Raffaelli e la collettiva “On the Paper” alla Mazel Galerie a Bruxelles, in Belgio (5 dicembre 2014-24 gennaio 2015).

Le opere d’arte di Laurina Paperina sono costituite da disegni e dipinti, colorati, ironici, fermati su diversi supporti dalla carta al cartone, dalla tela al muro.I personaggi che popolano i suoi disegni sono partoriti dall’immaginario dell’artista intriso di cultura pop contemporanea, di cartoons anni ’80 e ’90, di fumetti, di videogames, e sono nutriti di Street Art e Urban Art, evidente in ogni suo tratto. Figure disegnate dall’artista sotto un incessante sottofondo musicale di un cd, di un film, o della radio, sottofondo che alimenta maggiormente la sua creazione.

“Sinceramente il silenzio non fa per me”

Le sue opere sono memori anche degli artisti che più hanno ispirato Paperina: da Keith Haring a Basquiat, dalle animazioni di David Lynch che l’artista trova “geniali” alle installazioni di Barry McGee, “sorprendenti”.

E ancora:

“I disegni di Raymond Pettibon sono un’esplosione di energia. I cactus di Martin Creed sono essenzialmente perfetti. Le sperimentazioni di Cory Arcangel sono pura ispirazione”.

(Intervista fatta all’artista, gennaio 2015).

Dai suoi disegni prende vita un popolo di personaggi di diverse dimensioni e spessori che vanno dai supereroi ai “loser”, da figure con il cranio aperto (spesso se stessa) della serie “Braindead alle raffigurazioni di artisti contemporanei da lei rivisitati, spinti alla morte e spesso uccisi dalle proprie rispettive opere d’arte.

Infatti tra le sue opere più importanti, c’è la serie di video animazione in progress “How to kill the Artists”, dove l’artista narra con profonda ironia e sottile dissacrazione la morte degli artisti contemporanei (lei compresa), ed evidenzia, ad uno sguardo più attento, non solo la sua profonda conoscenza della storia dell’arte, ma anche la sua visione critica del mondo artistico che la circonda.

“How to kill the artists” è un progetto di animazione video nato nel 2007 e tutt’ora in continua evoluzione; tutti i video narrano ipotetiche morti di artisti famosi, ormai arrivati all’apice del successo e osannati dalla critica. Il filo conduttore è essenzialmente la mia vendetta nei confronti dell’arte contemporanea… che spesso viene presa troppo sul serio”.

Laurina non gioca solo con i suoi personaggi, ma anche con i vari medium arrivando a conquistare, quindi, spazi che vanno oltre il foglio, fino alla video animazione e alle grandi installazioni dove prendono vita i suoi personaggi in maniera così immediata ma allo stesso tempo riflessiva.

Basti dare un’occhiata al suo splendido sito per rendersi conto della visione artistica e materica così esplicita dell’artista.

Le installazioni e le video installazioni hanno la stessa forza di un bombardamento di immagini, dove ogni suo dipinto partecipa attivamente ad un discorso più ampio senza perdere, nei più piccoli dettagli, la sua identità.Tra queste si veda ad esempio l’Installazione fatta con i Post-it disegnati e attaccati tutti insieme a formare un teschio o la parola “BAD” (2009-2011), il fantastico orso rosa shocking dall’espressione estremamente “sorpresa” di The Pink Bear House (2013), oppure ogni particolare dello “Zio Pork Studio” (Arte Fiera Bologna, 2014).

Le sue opere dai tratti veloci, a volte apparentemente schizzate, estremamente simpatiche, ironiche ma contemporaneamente dissacranti celano dietro la loro superficie colorata una critica potente nei confronti dei cliché e dei paradossi della società.

I temi toccati dall’artista sono vari: dall’arte alla sessualità; dalla vita (di esseri magici e surreali) alla morte, passando per gli “infettati”; dai finti “vincenti” ai “perdenti” orgogliosi di esserlo, tutto rivisitato con un accento ironico, paradossale ed estremizzato fino allo splatter.

Ecco quindi stagliarsi contro un sfondo azzurro Batman e Robin intenti in un bacio di sole lingue (dalla serie “Loser”), su uno sfondo arancione con al centro un bel cuore rosa la morte dell’artista Keith Haring, mangiato dal “suo” cane, la propria opera d’arte, e sul muro dell’ex Dogana di San Lorenzo a Roma il Grattachecca (creato originariamente da Matt Groening) come un gatto rock ‘n roll dai tanti occhi orgoglio di essere un perdente.

 

“Nella maggior parte dei miei lavori c’è sempre un alone di battaglia, il bene e il male, il buono e il cattivo, il fighetto e il perdente e io ovviamente sto dalla parte dei “losers”.

 

Un articolo di Daisy Triolo

 

Intervista di Daisy Triolo, Gennaio 2015 (vedi qui l’intervista completa)