Nicoletta Ceccoli

 

Nicoletta Ceccoli è un’illustratrice per ragazzi di fama internazionale nata a San Marino, città in cui ancora oggi vive e lavora.

Diplomata presso l’Istituto d’Arte di Urbino, Nicoletta Ceccoli si è specializzata in cinema d’animazione, iniziando una carriera come illustratrice di libri per bambini. Le sue opere sono diffuse principalmente in Italia, in Francia, negli Stati Uniti e nel Regno Unito, con esposizioni nelle più prestigiose collezioni di tutto il mondo. Con l’opera “Pinocchio” l’artista riceve nel 2009 il prestigioso premio Andersen e l’Award of Excellence.

I personaggi fantastici di Nicoletta Ceccoli sono stati influenzati dal lavoro di artisti come Remedios Varo, Domenico Gnoli, Paolo Uccello, Edward Gorey, Mark Ryden e Ray Caesar.

L’artista affronta il lato oscuro dell’innocenza creando permutazioni inquietanti di ninfe, dolci bambine e creature fiabesche. Il mondo onirico di Nicoletta è fatto di bambole di porcellana dalla semplicità ingannevole, che nascondono una ricchezza di dettagli intriganti e provocatori.

La sua opera è una filastrocca inquietante, una metafora visiva, dietro la quale poeticità si nasconde una critica profonda alla società contemporanea e alle nefandezze umane.

I dolci visi di porcellana trasmetto una serena malinconia, quasi che gli occhi di quelle bambine nascondano segreti oscuri o sogni terribili. Troneggiano in un teatro surreale, fatto di draghi, boschi di leccalecca, pesci rossi volanti, conigli giganti, dove la natura prende vita e la gerarchia del reale è completamente rovesciata.

Così, la bellezza e la dolcezza si trasformano da icone universalmente riconosciute come simbolo di innocenza e di piacere in raffigurazioni del rapporto conflittuale con i nostri desideri.

Come per esempio in “Eye Candy”, dove Nicoletta Ceccoli dà  vita a un mondo fatto di dolciumi e caramelle come simbolo dell’appetito insaziabile dell’essere umano, associando la soddisfazione dell’ingordigia a un atto sadico e distruttivo contro il cibo

È tutto reale per me. Il mio lavoro parla di me, di qualche mia paura, della mia incapacità a crescere. Anche se mi servo di scene fantastiche parlo di fragilità e inquietudini che vivo nella vita reale. Solo che le esprimo con un’altra forma come in sogno..