Virginia Mori

Virginia Mori è un’artista, cineasta e illustratrice italiana di fama internazionale, nata a Cattolica nel 1981. Attualmente vive e lavora a Pesaro.

Dopo il diploma presso il Liceo Scientifico di Pesaro nel 2000, Virginia Mori decide di iscriversi al biennio di Perfezionamento in Cinema d’Animazione e Illustrazione all’Istituto Statale d’Arte di Urbino dove crea e rafforza le sue qualità artistiche realizzando le prime opere illustrative e i primi corti di animazione tradizionale, come il cortometraggio Pagina 16.

Nel corso degli anni Mori partecipa a vari e significativi eventi artistici nazionali e internazionali.

Nel 2008 arrivano importanti premi: vince il concorso indetto da “Sentieri Selvaggi” con l’animazione Sfiorarsi, nonché il facoltoso premio “SRG SSR Idée Suisse” all’ Annecy Call for project che le consente di realizzare il suo bellissimo e poetico corto d’animazione Il gioco del silenzio (matita su carta, 2009, 5’00’’), video ultrapremiato e selezionato a vari festival internazionali. Difatti con Il gioco del silenzio Virginia Mori vince il premio “Qualità FriulAdria” nel 2009, presso la rassegna FilmMakers (Pordenone, Chiostro Ex Convento San Francesco) finalizzato a dare spazio e visibilità a giovani cineasti emergenti; lo stesso anno vince il “Best experimental film” al Flip Animation in Gran Bretagna e nel 2010 ha una “Menzione speciale” ad Animateka in Slovenia. Nel 2011 Mori vince il premio “Abbaye de Fontevraud” sempre all’Annecy Call for Project, che le permette di lavorare al suo film Haircut.

Attualmente Mori collabora con il collettivo Withstand, con il quale ha realizzato le illustrazione del video Walt Grace’s Submarine test (di John Mayer, con la regia di Virgilio Villoresi, 2014), che rende omaggio al libro Vento (di Villoresi e Mori, curato da Withstand Books), dove le immagini all’inizio statiche prendono “magicamente” vita nelle mani del lettore.

Contemporaneamente alla sua carriera da cineasta e alla realizzazione di videoclip musicali animati, Virginia disegna illustrazioni meravigliose e inquietantemente surreali che la rendono conosciuta a livello internazionale con la partecipazione a diverse personali e mostre collettive, in Italia e all’estero.

Le opere di Virginia, generalmente in bianco e nero, sono partorite dalla sua mente e create dalla sua mano con l’ausilio della penna bic, una tecnica apparentemente semplice ma estremamente raffinata che le permette di fermare all’istante le immagini.

La penna Bic non credo che sia stata una vera e propria scelta consapevole, me la sono praticamente trovata in mano: ci sono cresciuta e ci disegno perché ormai per me e’ diventato naturale e rassicurante utilizzarla e con il tempo ho cominciato ad apprezzarne le qualità come ad esempio l’inchiostro e la possibilità di ottenere diversi tipi di sfumature”.

(cfr. l’intervista su “La luna di traverso”)

Le illustrazioni di Virginia Mori trascinano lo spettatore in un mondo fantasmagorico dove danzano, su sfondi surreali che ricordano a tratti la realtà, figure di bambine, lisce, more, dall’età indefinibile, con un eterea espressione nel volto, che sembrano rappresentare diverse personalità di un medesimo carattere. Protagoniste indiscusse dei disegni, le bambine sono delicatamente fermate nell’istante di compiere azioni apparentemente senza senso e senza ragione, dialogando con diversi oggetti e con altre figure-simboli, come i conigli, cani, orsi.

Le opere di Virginia Mori emozionano lo spettatore, lasciandolo anche positivamente “stordito”, per la ricchezza di “storytelling” che riescono a narrare attraverso quei finissimi tratteggi neri. Un foglio, una penna bic, alcune immagini, e una storia, o più storie insieme mescolate.

Come riflessi di una realtà che va oltre il quotidiano, le immagini della Mori sono ricche di metafore e simboli, come sostiene la stessa artista, trascritte direttamente dai sogni o in alcuni casi trasposte visivamente, con leggerezza di tratto, da situazioni realmente avvenute. La tecnica e la mescolanza di paure inconsce e sentimenti personali in un immaginario surreale, rendono assolutamente riconoscibile il lavoro della Mori.

Tra le tantissime opere troviamo Grammofono dove, sullo sfondo di una parete damascata simulata in maniera certosina con un tratteggio fino, si trova una bambina in forte simbiosi con lo strumento che ha tra le mani, tanto che il viso ne risulta inglobato, generando nella figura una trasformazione, fino a farle quasi assumere visivamente la forma di un fiore.

In Ghigliottina, invece vediamo la bambina sdraiata su un letto, trasformato astutamente dall’artista in ghigliottina, che aspetta, rassegnata, la caduta prossima della lama, e un cuscino messo con cura a terra, pronto per ricevere la testa.

“Sono semplicemente una disegnatrice e un’animatrice che mette su carta le proprie idee”.

(cfr. Intervista)

 

Una articolo di Daisy Triolo