Cos’è l’arte povera?

L’arte povera è un movimento artistico nato in Italia alla fine degli anni ’60. La parola “povera” si riferisce all’esplorazione di una vasta gamma di materiali ricavati, in contrapposizione con i materiali nobili dell’arte tradizionale come i colori ad olio, il bronzo e il marmo. Utilizzando materiali effimeri come terra, stracci e ramoscelli nelle loro opere, gli artisti dell’arte povera miravano a sfidare le gallerie contemporanee commercializzate.

Il termine “arte povera” è stato introdotto dal critico d’arte e curatore italiano Germano Celant nel 1967. Quando si riferiva all’arte povera, Celant non parlava in realtà di mancanza di denaro, ma piuttosto un fare arte libero dalle pratiche e dai materiali tradizionali. I testi pionieristici di critica di Celant e una serie di mostre chiave hanno aiutato a costruire l’identità collettiva di alcuni giovani artisti italiani con sede a Torino, Milano, Genova e Roma. L’arte povera è emersa all’interno di una rete di attività culturali urbane in queste città in un momento di instabilità economica e si è materializzata sottoforma di pitture, sculture, fotografie, performance e installazioni.

Artisti di spicco del movimento dell’ “arte povera” furono Giuseppe Penone, Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto, Pier Paolo Calzolari, Mario Merz, Giovanni Anselmo, Luciano Fabro, Piero Gilardi, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Emilio Prini e Gilberto Zorio.

Il periodo di massimo successo del movimento è durato tra il 1967 e il 1972, ma possiamo vedere influlenze dell’arte povera nelll’arte concettuale, nella corrente artistica mono-ha in Giappone e nell’ anti-formalismo e post-minimalismo statunitensi.

Potrebbe piacerti...