{"id":867,"date":"2020-01-24T09:30:55","date_gmt":"2020-01-24T08:30:55","guid":{"rendered":"http:\/\/iperarte.net\/ledonnedellarte\/?p=867"},"modified":"2026-09-09T12:59:35","modified_gmt":"2026-09-09T10:59:35","slug":"svetlana-ostapovici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/iperarte.net\/ledonnedellarte\/svetlana-ostapovici\/","title":{"rendered":"Svetlana Ostapovici"},"content":{"rendered":"<p>Svetlana Ostapovici \u00e8 un&#8217;artista moldava nata nel 1967, trasferitasi in Italia nel 1999, dove ancora oggi vive e lavora. La sua ricerca utilizza in primo tempo l&#8217;arte del mosaico &#8211; amalgami di acrilico, tessere vitree, pittura ed elementi plastici &#8211;\u00a0 per poi concentrarsi sul suo medium prediletto: la fotografia.<\/p>\n<p>L&#8217;opera di Svetlana Ostapovici ha la lucidit\u00e0 analitica della fotografia di stampo documentaristico, accompagnata da un sguardo indagatorio sul sociale e la psicologia collettiva. I suoi scatti immortalano contesti urbani e naturali in stato di emergenza, come complessi industriali e paesaggi distrutti da incendi, ma anche discariche e luoghi di riccolta di materiali riciclati.<\/p>\n<blockquote><p><em>Sono interessata al backstage della nostra esistenza quotidiana, i luoghi che raccolgono cio che noi abbiamo desiderato, vissuto, usato e gettato. Ogni cosa ha una teoria con un inizio ed una fine.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>I due cicli di fotografie <strong><em>Metal\/BV<\/em><\/strong> e <em><strong>Metal Recycling<\/strong>\u00a0<\/em>sono caratterizzati da una potenza espressiva che ricorda i capolavori del cinema italiano neo-realista, da \u201cRoma citt\u00e0 aperta\u201d di Rossellini fino alla \u201cGrande Guerra\u201d di Monicelli.\u00a0 Le fotografie del ciclo <em>Metal Recycling<\/em> provocano uno shock percettivo e stimolano il<strong> confronto tra i concetti di bellezza e distruzione<\/strong> attraverso la giustapposizione delle grandi sculture del passato alle discariche a cielo aperto. Come in <em>Metal Recicling n.18, <\/em>dove il <em>Pensatore <\/em>di Rodin sebrerebbe guardare sconsolato la montagna di rifiuti industriali ai suoi piedi.<\/p>\n<blockquote><p><em>La statua \u00e8 il monumento alla storia, mentre il rifiuto \u00e8 il monumento della storia. <\/em><em>Accostare questi due elementi, cos\u00ec simili e cos\u00ec diversi, mi fa riflettere sul valore che attribuiamo alle cose e sulla possibilit\u00e0 di cambiare la visione che abbiamo di esse<\/em>.<\/p><\/blockquote>\n<p>Quella di\u00a0Svetlana Ostapovici \u00e8 sia un&#8217;opera d&#8217;arte completa dal punto di vista espressivo, stilistico e semantico, che una riflessione critica sulla trasformazione del paesaggio nell&#8217;era consumistica. Queste statue che emergono tra i rifiuti appaiono come una metafora della grande bellezza dimenticata, del dissolvimento e della volutt\u00e0 del nulla. In questo mondo dai contorni post-apocalittici l&#8217;uomo rivela s\u00e8 stesso attraverso sua assenza, mostrando le tracce della sua costante presenza.<\/p>\n<p>Nella serie <em>Factory<\/em> la fotografa si riappropia del colore, un colore saturo e vivissimo che dona nuova vita a immagini di fabbriche in disuso, che assumono connotati surreali e psichedelici. Le vernici industriali fluorescenti sembrerebbero ribadire l&#8217;essenza artificiale e di questi enormi macchinari, un&#8217;orribile creazione umana agli antipodi dei concetti classici di natura e bellezza.<\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Svetlana Ostapovici \u00e8 un&#8217;artista moldava nata nel 1967, trasferitasi in Italia nel 1999, dove ancora oggi vive e lavora. La sua ricerca utilizza in primo tempo l&#8217;arte del mosaico &#8211; amalgami di acrilico, tessere vitree, pittura ed elementi plastici &#8211;\u00a0 per poi concentrarsi sul suo medium prediletto: la fotografia. 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