{"id":967,"date":"2014-04-07T11:46:47","date_gmt":"2014-04-07T09:46:47","guid":{"rendered":"http:\/\/iperarte.net\/ledonnedellarte\/?p=967"},"modified":"2014-04-07T11:46:47","modified_gmt":"2014-04-07T09:46:47","slug":"dadamaino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/iperarte.net\/ledonnedellarte\/dadamaino\/","title":{"rendered":"Dadamaino"},"content":{"rendered":"<p><b>Edoarda Maino<\/b> nasce a Milano nel 1930. Aderisce all&#8217;Avanguardia milanese con il diminutivo di Dada ed entra in contatto con gli artisti del gruppo Azimuth, tra i quali<b> Piero Manzoni<\/b>, con cui stringe una profonda amicizia. Il soprannome di Dadamaino deriva da un refuso di stampa di un catalogo, che diventa la firma personale dell&#8217;artista. Edoarda Maino partecipa a varie collettive in tutta Europa e tiene diverse personali (dagli anni &#8217;60 in poi) l&#8217;ultima delle quali nel 2003.<\/p>\n<p>L&#8217;influenza di <b>Lucio Fontana<\/b> si avverte sin dalle prime cerazioni del 1959, i cosiddetti<em><b> Volumi:<\/b><\/em> opere costituite da squarci ovoidali di varie dimensioni su tela, dove l&#8217;artista elimina simbolicamente la matericit\u00e0 dell&#8217;arte per ritornare a un&#8217;idea di purezza estetica.<\/p>\n<p>Un&#8217;evoluzione dei primi lavori sono i <em>Volumi a moduli sfalsati<\/em>, modellati su superfici plastiche. Si tratta di semplici fogli di plastica, ricavati da teli per la doccia, che vengono fissati a pi\u00f9 strati su due telai e forati con una fustella.<\/p>\n<p>L&#8217;artista sceglie di realizzare lavori polimaterici, combinando materiali industriali come la plastica, il plexiglas e l&#8217;alluminio. Dal 1961 Dadamaino inizia a realizzare i suoi tipici <em>Oggetti ottico dinamici<\/em>, placche in alluminio suddivise in quadrati, assemblati in modo tale da creare nello spettatore l&#8217;illusione ottica del movimento.<\/p>\n<p>I <em>Componibili<\/em> sono invece delle opere ottenute facendo scorrere su di un filo dei fogli di legno quadrangolari, dando vita a un&#8217;opera d&#8217;arte dinamica che porta con se infinite potenziali combinazioni. Verso la fine degli anni &#8217;60 inizia l&#8217;indagine sul colore, una ricerca fondamentale sulle varianti cromatiche dello spettro solare, che culmina con la produzione dei <em>Cromorilievi<\/em>, dove i colori e gli elementi metallici si combinano per creare inaspettati giochi di luce.<\/p>\n<p>Dopo il &#8217;74 Dadamaio decide di tornare sui suoi passi, negando il colore e tornando al bianco totale e agli strumenti primi dell&#8217;arte. In questa fase della sua carriera artistica nasce il ciclo<em> Inconscio razionale, <\/em>dove la superficie monocroma \u00e8 solcata da segni regolari, ma non programmati,&nbsp; dove <strong>&#8220;la mano corre e traccia senza premeditazione<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>Nel 1976 un <a href=\"\/arteattivista\/\">evento storico<\/a> richiama l&#8217;attenzione dell&#8217;artista, che diventa il punto focale di una serie di lavori. Si tratta della nota carneficina di tremila palestinesi, massacrati ferocemente dall&#8217;esercito libico.&nbsp; Il lavoro critico dell&#8217;artista, definito da Dadamaio stessa come &#8220;labile&#8221;, consiste in <a href=\"\/artistiparola\/\">scarabocchi e segni <\/a>tracciati sulla sabbia che ricreano lettera H, la consonante muta, simbolo dell&#8217;omert\u00e0 e dell&#8217;effimero.<\/p>\n<p>Ad una fase <a href=\"\/artistiparola\/joseph-kosuth\">concettuale <\/a>si fa risalire l&#8217;<em>Alfabeto della mente<\/em>, l&#8217;espressione silenziosa della sua ricerca. Qui i <a href=\"\/artistiparola\/\">segni alfabetici <\/a>compongono dei nuovi caratteri, delle vere e proprie lettere, che ricoprono in serie tutto lo spazio che l&#8217;artista intende utilizzare, su tela o su carta.<\/p>\n<p>Negli anni &#8217;80 Dadamaino si dedica al ciclo de <em>I fatti della vita<\/em>, una sorta di <a href=\"\/artistiparola\/\">alfabeto della mente<\/a> dove i segni si alternano a regolarit\u00e0 dall&#8217;effetto evocativo ed intimistico, e al ciclo delle<em> Costellazioni<\/em>, dove il colore crea segni che, in base alla distanza dalla tela, ricordano galassie e ammassi stellari. In questa indagine sul rapporto tra micro e macro cosmo, l&#8217;artista cerca di trovare una sua verit\u00e0, &#8220;un senso al nonsenso&#8221; che governa il creato.<\/p>\n<p><em>Il movimento delle cose<\/em> \u00e8 il ciclo che l&#8217;artista appronta alla fine degli anni &#8217;80, per queste opere, su lunghi fogli trasparenti, dipinge con la china dei segni, che sembrano in movimento. La novit\u00e0 degli anni &#8217;90 \u00e8 relativa al modo di esporre l&#8217;opera, le tecniche restano le stesse, china su carta, tela o plastica, ma le opere non sono pi\u00f9 poste sul telaio, vengono appese direttamente sulla parete a poca distanza l&#8217;una dall&#8217;altra per sottolinearne la trasparenza.<\/p>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Edoarda Maino nasce a Milano nel 1930. 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