Keith Haring

Keith Haring è un’icona pop, uno degli artisti più celebri degli anni ’80, immediatamente riconoscibile per il suo stile unico e per i simboli enigmatici che emergono nei suoi disegni.

Ha partecipato a mostre collettive con Warhol, Basquiat, Lichtestein e Rauchenberg, è stato invitato a Biennali e le sue opere sono state esposte nelle più note gallerie internazionali degli anni ’80 e ’90.

Nei suoi lavori urbani (per lo più graffiti relizzati nelle metropolitane), come anche nei quadri, disegni e sulture, emergono messaggi espliciti attraverso i quali l’artista rivendica giustizia sociale e necessità di cambiamento: contro il razzismo, il capitalismo e l’omofobia, ma anche contro il nucleare e l’ apartheid nell’Africa del sud.

Haring utilizzava gli spazi pubblici per diffondere le sue idee attraverso l’arte, per farsi ascoltare da tutto il mondo. Disegnava con un gessetto bianco su pannelli neri che coprivano i manifesti pubblicitari nella metropolitana di Londra.

Tra le figure che compongono il vocabolario visivo di Haring, ci sono dischi volanti, cani a tre zampe, topolino, macchine e figure stilizzate dalla sessualità esibita. L’individuo è rappresentato come vittima dell’evoluzione tecnologica e della bramosia di potere e denaro che caratterizzano l’epoca contemporanea.

Una volta arrivato a New York, Haring dichiarò pubblicamente la sua omosessualità e il tema dell’amore e del sesso omosessuale divenne diffusissimo in molti dei suoi graffiti.

Un argomento particolarmente trattato era anche quello dell’ HIV – virus che raffigurava come un enorme spermatozoo con le corna – a causa del quale l’artista morì nel 1990. Disegnare era per Haring un gesto politico di propaganda e divenne negli ultimi mesi della sua vita un atto di resistenza contro la morte.