Nudo femminile nell’arte contemporanea

A guardarli oggi, i nudi di Modigliani non sono affatto scioccanti, ma nel 1900 quelle muse senza veli suscitavano scalpore negli osservatori per la loro disinvolta sensualità, soprattutto considerando che ci troviamo in un periodo storico in cui le donne avevano appena iniziato il loro riscatto sociale.

Alcuni pittori, come Modigliani, ritraevano il nudo femminile in modo realistico, altri, come Picasso, favevano a pezzi il corpo femminile e lo ricostruivano inglobando la realta’ esterna: nel mondo dell’arte contemporanea il nudo era diventato oggetto di sfida e di contesa.

Inizia così l’epoca d’oro del nudo nell’arte contemporanea, ma non senza censura. Nel 1912, il pittore austriaco Egon Schiele trascorse 24 giorni in prigione condannato per immoralità perche’ aveva dipinto centinaia di nudi. Gli artisti Otto Dix e George Grosz furono entrambi processati per oscenità negli anni ’20. Altri artisti preferivano l’autocensura piuttosto che rischiare di essere denunciati. La famosa opera “Lo stupro” di René Magritte era stata nascosta dietro una tenda di velluto  durante l’esibizione a Bruxelles nel 1934 e solo ai simpatizzanti surrealisti era concesso di vedere l’opera. Eppure, nonostante i problemi causati dalla censura, gli artisti del 1900 hanno continuato a dipingere nudi femminili che sono stati definiti trasgressivi, crudi e visionari.

Negli anni ’60 le artiste femministe iniziarono a rappresentare il nudo da una prospettiva femminile, riflettendo i desideri sessuali della donna invece che il punto di vista maschile. Artisti come  Judith Bernstein, Anita Steckel, Dorothy Iannone, Betty Tompkins, Joan Semmel e Penny Slinger si appropriarono dell’iconografia pornografica per rappresentare con l’arte una narrativa diversa da quella diffusa dall’industria del sesso e dalla societa’ maschilista contemporanea. Inevitabilmente seguì la censura che ebbe un effetto distruttivo sulle loro carriere.

Slinger ha visto il suo lavoro bruciato dai funzionari della dogana nel 1978, Judith Bernstein è stata costretta a difendere le sue rappresentazioni grafiche dei genitali perche’ ritenute oscene, mentre i dipinti di nudo di Anita Steckelk sono stati censurati e vietati al pubblico. Quando uno dei nudi di Tompkins è stato sequestrato mentre si recava in Francia per una mostra, l’artista ha risposto creando creare una serie di disegni sessualmente espliciti su larga scala, in cui la parola “censurato” copriva l’area incriminata.

Non stupisce che i nudi delle artiste femministe non le hanno portate alla notorieta’ come e’ successo per i loro colleghi artisti, ma piuttosto alla fine della loro carriera artistica. Eppure il mondo è cambiato negli ultimi dieci anni e artiste come Betty Tompkins e Dorothy Iannone stanno vivendo una rinascita grazie a un gruppo di giovani curatori e artisti che stanno cominciando a capire come queste artiste abbiano svolto un ruolo cruciale nel creare un atteggiamento sessuale positivo e un punto di vista femminile al nudo artistico. Altre artiste hanno iniziato a dipingere nudi femminili riuscendo ad andare oltre la visione maschilista della donna enfatizzando la materialita’ del corpo femminile, come ha fatto Jenny Saville.

 

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